Milano nordovest

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Concorso Fotografico 2017 “Dalle radici alle foglie”
Partecipa al Concorso fotografando paesaggi e particolari nel verde del nostro territorio (comuni di Bareggio, Settimo Mil. e Cornaredo).C'è tempo fino al 13 Ottobre!Leggi ››
Calendario attività 2017
Calendario delle principali attività ed eventi programmati per l'anno 2017 dalla nostra Sezione e dal Punto Parco Cascina Favaglie
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Visite guidate Cascina Favaglie
Un vero tuffo nella storia e nelle tradizioni del territorio! Visiona gli orari e le modalità di prenotazione per le visite guidate all'Area Museale di Cascina Favaglie a Cornaredo: Leggi ››

Aspetti Storici 

La Cascina Favaglie S.Rocco è ubicata, nel territorio del Comune di Cornaredo, ad Ovest di Milano, sul limitare del Parco Sud, a circa 14,5 Km dal centro del capoluogo. La Cascina Favaglie, con l’annesso oratorio di San Rocco, dista circa m 350 dalla statale N.11, l’antica via consolare romana “ad vercellas”. Tracce dell'esistenza della cascina si hanno già dal 1272. Per questi aspetti storici rimandiamo al libro edito da Italia Nostra Cascina Favaglie S.Rocco. 

L’attuale struttura della cascina ed alcune sue pertinenze risalgono al 1830, quando il Duca Ferdinando Serbelloni  Sfondrati, Generale di cavalleria al servizio del Maresciallo Radetzky, fece abbattere gli ormai fatiscenti fabbricati per sostituirli con altri nuovi. 

Dagli anni settanta sono cessate le ultime attività agricole e l’attuale proprietà ha in corso un progetto di ripristino per insediamenti abitativi.

La cascina Favaglie San Rocco è di proprietà della Società Alhafin, subentrata alla Società San Mamete. Tale proprietà ha nel 2002 ceduto, nell’ambito del PL Cascina Favaglie, al Comune di Cornaredo gli edifici storici di pertinenza della cascina:

  • L’Oratorio di San Rocco
  • La Ghiacciaia
  • L'ex Porcilaia
L’oratorio di San Rocco, con all’interno affreschi del tardo Quattrocento, e la Ghiacciaia, sono già stati restaurati dalla sezione locale di Italia Nostra Milano Nord-Ovest, mentre è in corso il recupero finale della ex porcilaia, nuovo Museo Contadino.

Vita in Cascina

La Cascina Favaglie S.Rocco è la classica cascina lombarda, il tipico insediamento agricolo a corte chiusa, costruito nella campagna distante dai centri abitati: un organismo autosufficiente.
Presentava una pianta quadrangolare, lungo il cui perimetro si sviluppavano gli edifici per la produzione e gli spazi abitativi.
La Cascina Favaglie S.Rocco era accessibile tramite due ingressi, quello principale, rivolto verso la strada di accesso, e uno secondario  rivolto verso la campagna.  Alla sera venivano chiusi i portoni per tenere fuori i briganti. Solo una porticina, inserita nel portone, consentiva l’ingresso ai ritardatari. Costituivano la cascina i seguenti edifici e spazi: 
  • Casa del Fattore
  • Casa dei salariati
  • Essiccatoio e granaio
  • Stalle e scuderie cavalli
  • Caseificio
  • Porcilaia e pollai
  • Cortile interno e aia
  • Forno comunitario
  • Officina del fabbro
  • Falegnameria
  • Ghiacciaia

L’Aia


Era posta al centro del cortile; era lastricata e serviva per l’asciugatura dei cereali. Il mais ed il frumento venivano stesi sull’aia ed esposti al sole. Era anche un punto di ritrovo, al mattino, quando il fattore o il suo rappresentante dava le istruzioni per la giornata ai salariati. All’interno della cascina esisteva un essiccatoio artificiale costituito da una torre “fachinera” e braciere.
Tutti gli occupanti della cascina avevano un’attività, compresi i bambini ai quali venivano affidati piccoli lavori domestici, come l’approvvigionamento dei contadini che lavoravano nei campi. Alle donne anziane veniva demandata la preparazione dei pasti, la cura del pollame e dell’orto.

Campanile a Vela della Cascina (Il Torrino)

Il restauro ha consentito di porre il torrino (vedi foto a lato), prima pericolante, in sicurezza e dotare di un nuovo affusto la campana. Nel passato, la campana veniva suonata per chiamare alla raccolta i contadini mentre erano nei campi.

Il Forno

Il forno della cascina, serviva ai salariati della cascina per cuocere il pane. Il forno veniva utilizzato a rotazione dalle varie famiglie, date le sue dimensioni, m 2,20 x 2,40. Per economizzarne l’utilizzo, riempiendo completamente il forno, era consuetudine che si associassero diverse famiglie.  Ecco allora la necessità di “marcare” i pani introdotti, per poi riconoscerli, dopo averli sfornati. 

La Stalla, “el stalun”

Ospitava le bovine da latte. Era costituita da un grosso stanzone diviso in tre navate: il bestiame ne occupava le navate laterali.

Il Caseificio, “Casun”

Era un edificio con le caldaie e le attrezzature per la lavorazione del latte che veniva cotto, cagliato, trasformato in formaggio.

La Porcilaia

L’allevamento dei maiali era un’attività collegata al caseificio, i maiali, alloggiati in piccoli “stabiol”, venivano alimentati, anche con lo scarto della lavorazione del latte.

La Fienagione

La necessità di procurarsi il fieno per l’alimentazione del bestiame, specie nei mesi invernali, comportava tutta una serie di attività: il taglio dell’erba con la falce, la sua stesura per l’essiccazione, e la definitiva raccolta e il trasporto con i carri per la sistemazione nei fienili.

La Mietitura

Quando il frumento era maturo, i contadini con le falci mietevano e formavano i covoni che poi portati in cascina, venivano trebbiati. La trebbiatura, che inizialmente veniva praticata a mano, fu poi sostituita dalla macchina.
La Raccolta del mais - Il granoturco costituiva una primaria fonte di alimentazione dell’uomo e degli animali. La polenta era uno dei cibi più economici e riempiva lo stomaco dei lavoratori. 
La Scartocciatura era un’attività necessaria per liberare le pannocchie dal loro involucro, “scartoss”. Questa operazione, molto socializzante, si realizzava nelle serate estive, lavorando al lume delle lanterne. 

L’inverno

Nei mesi invernali la campagna era gelata o ricoperta dalla neve. I contadini provvedevano a riempire di neve e ghiaccio la ghiacciaia della cascina,  struttura idonea per conservare gli alimenti durante il periodo estivo. Il ghiaccio veniva anche venduto.
Le massaie per scaldare i letti usavano il “prete”, un particolare telaio in legno nel quale veniva introdotto lo scaldino con le braci ricoperte di cenere.
D’inverno le notti erano lunghe da passare e perciò, prima di coricarsi, i contadini usavano riunirsi nelle stalle, dove al caldo le donne facevano la maglia e gli uomini fumavano una presa di tabacco: insieme ascoltavano le vecchie storie, ”pensanighe”, o le novità portate da qualche forestiero di passaggio.